La terapia strategica è un modello di psicoterapia orientato a "risolvere" il problema.
Gli studi sul cambiamento umano, derivanti dal filone di ricerca intrapreso da G. Bateson e P. Watzlawick, hanno permesso di individuare le leve mentali, emotive e comportamentali in grado di trasformare i circoli viziosi operanti nella sofferenza umana. Il merito della psicoterapia breve strategica sviluppata dal prof. Nardone è stato quello di focalizzare gli specifici "circoli viziosi" che l’essere umano mette in atto a livello personale ed interpersonale e di individuare l’intervento psicoterapeutico per le specifiche problematiche da essi emergenti.
La Terapia Breve Strategica è particolarmente indicata per:
In effetti, affrontare un problema “strategicamente” significa far leva sui meccanismi ad esso sottostanti senza direttamente svelarli.
Attraverso "prescrizioni" concrete di cose da fare o da pensare, la persona viene messa nella condizione di sperimentare nuovi modi di entrare in contatto con se stessa e con gli altri, e poi, di qui, ampliare la consapevolezza di ciò che va cambiato.
Per approfondire l'argomento: http://www.centroditerapiastrategica.org/ita/trattamento%20patol.html
Nella prassi della terapia breve strategica ci si danno tempi definiti entro i quali verificare gli effetti del percorso terapeutico; ciò al fine di controllarne la validità e onde evitare i rischi della cosiddetta dipendenza dal terapeuta. Un programma di terapia breve strategica prevede 10 sedute, termine entro il quale valutare gli obiettivi raggiunti. Nell’arco di questo periodo, solitamente, si ottiene lo sblocco del problema e si passa alla terapia di mantenimento; solo nei casi in cui, ottenuti i primi risultati, occorre raggiungere altri obiettivi, si va oltre le 10 sedute. Attenendosi a questa regola, la terapia strategica elimina i rischi delle terapie interminabili ove il terapeuta diventa “complice” del problema invece che il "risolutore".
Il fatto che nella terapia breve strategica si diano prescrizioni di comportamento non la rende una terapia “comportamentale”; nelle terapie cognitivo-comportamentali, infatti, le prescrizioni basano il loro potere terapeutico sull’apprendimento e sulle associazioni mentali consapevoli, pertanto si rivelano particolarmente efficaci quando si ha una piena collaborazione da parte dei pazienti. Invece, nella terapia breve strategica le prescrizioni di comportamento implicano cose da fare o da pensare che, inizialmente sfuggono alla logica ed alla consapevolezza del paziente, ed è proprio questa la prerogativa che conferisce all’intervento strategico la capacità di attivare i circuiti del cambiamento anche nei casi più "resistenti".
La psicoterapia breve strategica affonda la sua tradizione nel Mental Research Institute di Palo Alto, nell'opera del maestro Milton Erickson e di studiosi quali Gregory Bateson e Paul Watzlawick. L’attuale sviluppo del modello si ha proprio in Italia, con l’opera del professor Giorgio Nardone il quale ha messo a punto, attraverso una rigorosa metodologia empirico-sperimentale, specifici protocolli di trattamento per specifici disturbi, ideando così gli strumenti per operare su gran parte delle problematiche e delle sofferenze umane.
Per approfondimenti su LA STORIA della Terapia Breve Strategica:
http://www.centroditerapiastrategica.org/ita/cenni%20storici.html