La teoria del doppio legame

La teoria del doppio legame è sicuramente uno dei contributi più interessanti della scuola di Palo Alto applicata alla comunicazione, alla famiglia e alla schizofrenia. Nella teoria del doppio legame ci sono alcuni concetti chiave:

devono esserci due o più persone, ma una è la “vittima” designata e l’altra la persona che la “lega”;
l’esperienza deve essere ripetuta nel tempo;
c’è una modalità di comunicazione verbale ed una analogica che contraddice nettamente la prima e che manda segnali tali da minacciare la sopravvivenza della “vittima”;
c’è un “comando” nella comunicazione analogica che impedisce alla “vittima” di abbandonare il campo;
quando tutti gli elementi vengono sperimentati per un po’ di tempo diventano automatici e si instaura un vero e proprio schema di “doppio legame”.

In “Pragmatica della comunicazione umana” Watzlawick riporta molti esempi di doppi legami tratti dalla vita quotidiana. Uno di questi, oltre ad essere divertente, suggerisce implicitamente il migliore antidoto per il doppio legame.

Un soldato utilizzato come barbiere in una caserma riceve l’ordine dal proprio capitano: “Radere in giornata tutti i soldati della compagnia che non si radono da soli! E solo quelli!”.
Il soldato-barbiere si ritrova in una situazione paradossale:”Come mi regolo con me stesso?!”.

Se poi è un tipo rigidamente ossequioso agli ordini e anzi predisposto ad identificare letteralmente i messaggi, è pressoché spacciato.

Gli elementi essenziali di questa storia propongono le caratteristiche di un doppio legame:

a) una forte relazione complementare (ufficiale-subordinato);

b) un’ingiunzione che deve essere disubbidita per essere ubbidita (se rade se stesso il soldato-barbiere deve non radersi, ma se non rade se stesso deve radersi);

c) l’impossibilità di uscire dal sistema di relazione, cioè di metacomunicare sulla comunicazione, perché sarebbe un atto grave di insubordinazione.

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